AGUANTE è un progetto dell’artista Giovanni de Cataldo, promosso dalla Fondazione Pastificio Cerere in partenariato con MUNTREF – Museos de la Universidad Nacional de Tres de Febrero di Buenos Aires e vincitore della quattordicesima edizione dell’Italian Council, programma promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, che destina fondi a progetti culturali di produzione, promozione e sostegno all’arte contemporanea all’estero.
Giovanni de Cataldo (Roma, 1990) dal 2014 ha il proprio studio all’interno del Pastificio Cerere nel quartiere di San Lorenzo, dove ha sviluppato e consolidato il suo linguaggio immerso nel crocevia di artisti e idee che caratterizzano l’ex-fabbrica dagli anni settanta in poi. Questa eredità è stata raccolta e amplificata dalla Fondazione Pastificio Cerere che dalla sua istituzione (2004) è impegnata a promuovere la ricerca e la sperimentazione dei giovani artisti. La possibilità di partecipare al programma Italian Council rappresenta un passaggio significativo nel percorso professionale di de Cataldo ed è in piena continuità con gli obiettivi della Fondazione, quale occasione strategica di valorizzazione del lavoro dell’artista sia sul piano nazionale che internazionale.
La ricerca artistica di Giovanni de Cataldo si concentra sul contesto urbano, da cui preleva elementi in maniera diretta, per poi rielaborarli attraverso vari linguaggi, tra cui le nuove tecnologie applicate alla scultura. Estrapolando direttamente dalla strada oggetti d’uso comune come guard rail danneggiati nei crash test, panchine, fontanelle, l’artista esplora i limiti e le potenzialità della materia. Negli ultimi anni il focus del lavoro di de Cataldo si è ampliato, rivolgendosi all’analisi dei contesti sociologici e antropologici in cui nascono e si sviluppano le sottoculture come quella degli ultras, ma anche i diversi linguaggi che popolano le città.
AGUANTE vedrà la sua realizzazione tra il 2025 e il 2027, articolandosi in una serie di eventi nazionali ed internazionali che culmineranno nell’agosto 2027 con l’acquisizione delle opere da parte della collezione del Museo di Palazzo Collicola a Spoleto.
Tra gli appuntamenti in programma, sono previste due mostre personali dell’artista: a Buenos Aires al MUNTREF – Centro de Arte Contemporáneo, parte dei Museos de la Universidad Nacional de Tres de Febrero, (marzo-aprile 2027) e a Roma alla Fondazione Pastificio Cerere, a cura di Marcello Smarrelli (maggio-luglio 2027).
Il progetto si avvale di una rete internazionale di partner culturali: Universidad Iberoamericana (Città del Messico); Salotto/Accurat, centro culturale italo-americano con sede a New York; Alberdi Residencia, hub creativo e residenza artistica a Córdoba (Argentina); SOMA, piattaforma per l’educazione artistica fondata da artisti a Città del Messico; Blueproject Foundation, fondazione d’arte contemporanea con base a Barcellona attiva su scala europea. Ciascuna realtà contribuirà alla valorizzazione e alla diffusione internazionale del progetto attraverso attività espositive, residenze, incontri e programmi educativi.
AGUANTE indaga le connessioni tra il tifo calcistico sudamericano e il fenomeno delle migrazioni riguardanti l’Italia, a partire dalla parola che dà il titolo al progetto, “aguante”, traslata nel XIX sec. dal linguaggio marinaresco a quello delle hinchadas (tifoserie popolari nate in Argentina negli anni Sessanta), che rappresenta un simbolo di identità collettiva, appartenenza, capacità di resistenza, lealtà ai colori e alla bandiera, in ogni luogo e in ogni condizione, soprattutto di fronte alla fatica, alla fame, alla sete, allo scontro e alla sconfitta.
L’indagine di de Cataldo – articolata tra stadi, archivi, club calcistici fondati da migranti italiani e non solo – porterà alla luce microstorie, sincretismi culturali e lingue miste, rivelando legami tra calcio, memoria e comunità, partendo da Buenos Aires ed estendendosi in altre regioni dell’Argentina, da Córdoba fino a Santiago del Cile e Río Negro, con particolare attenzione alle tifoserie nate nelle comunità di immigrati italiani.
Il materiale raccolto sarà utilizzato per la produzione di 8 arazzi di grandi dimensioni (fino a 5 metri di larghezza), mappa visiva di un’identità transnazionale che richiama gli striscioni delle tifoserie sottolineando la sacralità del calcio, accompagnati da un video-documentario e da una pubblicazione edita da Yogurt.
A settembre 2025 Giovanni de Cataldo ha dato inizio al suo progetto partendo per l’Argentina, paese in cui sono numerosi i club calcistici fondati da italiani. Le sue prime tappe sono Buenos Aires e la Alberdi Residencia di Córdoba, città nella quale visita l’Asociación Familia Piemontesa de Córdoba, il project space Reyerta Enmarcaciones, il centro culturale 220 Cultura Contemporánea e La Ruleta de Pacho, storico ristorante del barrio di Alberdi e simbolo della cultura e della gastronomia locale. Il viaggio prosegue poi tra spazi indipendenti e studi di artisti residenti.
Successivamente si sposta in Patagonia e la sua prima tappa è Cipolletti dove ha incontrato la comunità locale, è entrato in dialogo con la tifoseria del Club Cipolletti e ha visitato il Circolo Italiano di Cipolletti, uno dei tanti circoli fondati alla fine dell’Ottocento da immigrati italiani con l’intento di riunire la comunità. Da lì raggiunge Villa Regina, colonia fondata da italiani nel 1924, dove il Circolo Italiano si distingue come società sportiva e al tempo stesso luogo di promozione culturale. L’itinerario si conclude a San Carlos de Bariloche, dove de Cataldo approfondisce la conoscenza di figure pionieristiche nello sviluppo della città, come Primo Capraro, Federico Baratta e Alfredo Caspani. L’ultima tappa in Patagonia è la città di Neuquén.
Il 20 novembre 2025 de Cataldo, a conclusione della sua residenza presso la Alberdi Residencia di Córdoba, ha presentato il documentario performativo “Que golpe para la envidia” durante una pop-up exhibition presso Previa los viltas, luogo storico per il ritrovo dei tifosi nel quartiere Alberdi. L’opera esplora e ritrae la passione della tifoseria del Club Atlético Belgrano (“el Pirata”), un fervore che trascende la vita e si estende al cimitero, simboleggiando un legame inossidabile. Parallelamente, il documentario segue il percorso lento e faticoso di un carrero—un lavoratore ai margini che recupera e rivende materiali riciclabili e scarti come cartone o cibo—la cui vita ruota attorno al carro trainato dal suo cavallo. È in questo contesto che emerge l’associazione emblematica fra l’animale e Rodrigo Bueno, soprannominato “El Potro” (“Il Puledro” o “Lo Stallone”), iconico cantante argentino di cuarteto e idolo assoluto della tifoseria del Belgrano. Tale rimando crea un ponte simbolico tra l’icona della musica popolare e il cavallo del carrero, connettendo l’orgoglio del tifo alla dignità del lavoratore di Alberdi. Il titolo “Che smacco per l’invidia”, dipinto sul carro, diventa così una dichiarazione di autosufficienza e fierezza di fronte alla marginalità, trasformando la tenacia quotidiana in un atto di resistenza e affermazione personale.
[guarda qui alcuni estratti dell’opera Que golpe para la envidia]