Kateryna Sopielkina nasce a Dnipro, in Ucraina, da una famiglia di artisti alla sua terza generazione. Consegue il diploma in Pittura presso il Dnipro Theatre and Art College e si specializza in incisione presso la National Academy of Fine Arts di Kyiv. Quando l’invasione del 2022 interrompe i suoi studi e sconvolge la sua vita, la sua pratica si trasforma attraverso un percorso di spostamento che la porta prima in Svizzera e poi a Roma, dove si diploma presso la Rome University of Fine Arts (RUFA), completando una formazione che attraversa la Kyiv Academy (NAFA) e l’ateneo romano.
La sua ricerca è un’indagine nella geografia dell’invisibile: una mappatura dei paesaggi psicologici ed emotivi che esistono al di sotto della realtà fisica. Esplora quei momenti fugaci in cui memoria, odore e luce annullano la distanza tra passato e presente, utilizzando l’arte come strumento di accesso alle profondità dello spirito umano. A seguito dell’invasione della propria terra, il lavoro si orienta verso il paesaggio interiore come luogo di rifugio, in cui l’intangibile diventa più necessario alla sopravvivenza del materiale. In quanto rifugiata, abita una condizione di temporalità permanente e, attraverso l’integrazione di dati in tempo reale e materiali bellici di recupero, cerca di annullare la distanza tra lo spettatore e la linea del fronte. Il suo lavoro non è più soltanto il tentativo di rendere visibile l’invisibile: è la fatica di costruire un futuro, anche quando questo deve germogliare dalle macerie fredde e tossiche del presente.