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Storia

Ai primi del novecento – tempo di industrializzazione iniziata in una società sostanzialmente agricola come quella italiana di allora – un pastificio, anzi una “semoleria -pastificio”, poteva benissimo essere intitolato, con un gusto che per noi ha un che di ingenuamente didascalico, a Cerere, dea delle messi. La Cerere – la più antica delle tre fabbriche maggiori del quartiere San Lorenzo (le altre sono la vetreria Sciarra e la fabbrica della Birra Wuhrer) – è senz’altro il reperto di archeologia industriale più impotante di quest’area.
Fondata nel 1905, l’anno successivo l’azienda affidò all’ingegnere Pietro Satti il progetto per la realizzazione della propria sede modificando e riadattando due corpi di costruzioni preesistenti: un edificio residenziale a due piani costruito nel 1898 tra la via Tiburtina e la via degli Ausoni e un parallello edificio industriale a quattro piani del 1893. Il progetto proponeva la chiusura blocco del complesso, mantenendo sulla Tiburtina il fronte a due piani. La prima versione non venne approvata per la scarsa qualità di prospetti. Nelle modifiche successive l’edificio arrivò a quattro piani sulla Tiburtina, costruiti in muratura di mattone e colonne di ghisa, mentre un terzo del cortile posteriore venne occupato da un grande ballatoio coperto. Nel 1912 vennero edificati in cemento armato altri due piani sulla strada interna e uno ancora sulla Tiburtina nonchè, dopo una lunga disputa con la commissione edilizia, la copertura a mansarde sulla via degli Ausoni; venne costruito in oltre un nuovo fabbricato che si affacciava parzialmente sulla piazza dei Sanniti.
Sorto in uno dei luoghi forse più dimenticati della capitale, in quella San Lorenzo nata per metterci i ferrovieri del vicino scalo, l’ex pastificio Cerere è unanimamente riconosciuto come il luogo dalla più alta concentrazione di esponenti delle arti visive dell’intera Europa Meridionale. Dimessa la produzione nel 1960, la fabbrica è venuta ripopolandosi in quaranta anni spontaneamente dagli artisti del “Gruppo di San Lorenzo” ed in modo “specializzato” vedendo oggi tutti i suoi locali trasformati in loft ed adattati ad ospitare gli atelier di pittori e scultori. Fu il critico Achille Bonito Oliva, nell’estate del 1984 a rendere celebre il luogo con la mostra “Ateliers” in cui si aprirono al pubblico gli spazi dove abitavano e lavoravano, gli artisti: Nunzio, Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella, Marco Tirelli.
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